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mercoledì 8 giugno 2016

Villa Hanbury col passeggino

Diciotto ettari di macchia mediterranea che custodisce un parco in stile romantico inglese, che dalla collina scende verso il mare. Il potenziale dei Giardini Botanici Hanbury è smisurato.

Si entra dall'ingresso collinare della villa, dopo aver dato sfogo al parcheggio creativo (e la relativa botta di fortuna) che sulle strade liguri è d'obbligo. D'altronde come diciamo noi: sciuscià e sciorbì no se peu. Non si può pretendere di godere di un giardino scosceso sul mare e avere pure il parcheggio comodo, fatevene una ragione.

Il parco si snoda fra vari sentieri segnalati, fra cui uno adatto ai portatori d'handicap. In realtà noi, col passeggino, a un certo punto del sentiero, ovvero vicino al campo di tennis, prima di arrivare al roseto, abbiamo dovuto camallarci pupa e passeggino per qualche gradino e se c'era un'altra via (che abbiamo cercato) non l'abbiamo trovata. (Questo succedeva nel maggio del 2015, spero che nel frattempo qualcosa sia cambiato)

Il percorso è molto godibile e le piante sono ben indicate (mai viste così tanti tipi diversi di salvia!!). Il punto più bello e particolare è ai piedi della villa, il Giardino degli odori, un breve percorso dove le piante sono scelte e disposte in modo da appagare l'olfatto, senso che viene insensatamente messo da parte nella progettazione di giardini. Una passeggiata breve ma intensa, da godesi a tutte narici. 

Per appagare anche l'udito invece bisogna arrivare fino in fondo al giardino e riposarvi con il suono delle onde del mare. C'è anche un baretto (non raggiungibile col passeggino) dove rifocillarsi col minimo indispensabile. 

Per visitare i paesini della zona col bebè consiglio fascia o marsupio, soprattutto Dolceacqua,


domenica 24 aprile 2016

Colmar

L'ultima tappa del viaggio in Germania... si trova in Francia! Colmar è una bellissima città alsaziana dove è molto piacevole fare una lunga passeggiata per le strade dell'incantevole centro storico, alla ricerca degli edifici più particolari o semplicemente per gironzolare armati di macchina fotografica.

Colmar, Petit Venice

Il fiore all'occhiello fra i quartieri cittadini è la Petit Venice, la più bella fra le varie piccole venezie incontrate in questa vacanza; è sempre un po' buffo paragonare pochi canali con casette a graticcio a Venezia, ma qui non manca la bellezza.

Colmar vanta orgogliosamente i natali dello scultore Auguste Bartholdi, le cui statue e fontane sono sparse per le piazze di Francia e Stati Uniti, oscurate però dalla fama della sua opera più famosa: la Statua della Libertà. Da qualche parte in città (ma non ho capito dove) esiste anche una copia in piccolo del colosso newyorkese, ma più che altro vale la pena spendere tempo per una visita nella casa natale di Bartholdi, a pochi passi dalla cattedrale.

Colmar, cortile di casa Bartholdi

Il vero must per gli appassionati d'arte è però il Musée Unterlinden, che custodisce il monumentale Altare di Isenheim di Matthias Grünewald. Nel periodo della mia visita in città il museo era chiuso per restauro, ma non mi posso lamentare perchè l'altare era stato spostato nella bella chiesa gotica dei Domenicani, dove ho avuto la possibilità di vedere la magistrale opera di Grünewald dialogare con l'altro, meno celebre, capolavoro cittadino ovvero la Madonna del Roseto di MartinSchongauer. Fra le poche opere dell'Underlinden che erano state temporaneamente trasferite nella chiesa, mi rimarrà nel cuore l'enigmatica Malinconia di Cranach il Vecchio. 

La mia visita si è svolta d'estate, ma mi hanno assicurato che vale la pena godersela anche sotto il periodo natalizio, con la città addobbata a festa e un mercatino di Natale di tutto rispetto. Non vedo l'ora di poter testimoniare di persona quanto mi è stato riportato! ;)

lunedì 4 aprile 2016

Viaggio in Baviera (e dintorni): cattedrali

Inizierete a scorgere la cattedrale di Spira, con le sue quattro torri, a chilometri di distanza dalla città. Simbolo del potere imperiale e luogo di sepoltura della dinastia salica, ha dimensioni colossali. La navata centrale, alta 30 m e larga 15, è scandita da pilastri con colonne addossate che sostengono grandi archi ciechi, che a loro volta incorniciano le arcate inferiori e le finestre, creando una raffinata suddivisione in campate, slanciate e maestose, ripresa dagli acquedotti romani. 
Dovete tenere conto che la chiesa è stata in buona parte rifatta e all'interno le poche decorazioni sono quelle tipiche dei santuari ottocenteschi: brutti affreschi dalla retorica esasperante. All'esterno della chiesa da vedere la zona absidale: allungando l'occhio è possibile vedere alcune delle decorazioni originali, che fanno capire che un tempo la chiesa doveva essere molto più bella di così.

Cattedrale di Spira
Immagine presa da trautelrichter.wordpress.com

Il Duomo di Worms ripete abbastanza fedelmente lo schema architettonico della cattedrale di Spira. L'arenaria rossa, le torri circolari ed elementi decorativi gotici e barocchi la rendono sicuramente più bella della cattedrale salica. Se reminescenze scolastiche vi faranno ricordare l'importanza politica e religiosa della città, dalle nostre parti è meno conosciuto il fatto che Worms sia la città dei Nibelunghi: questa era la capitale di re Gunther, alla corte del quale Sigfrido giunge per sposarne la sorella, dando inizio alla celebre saga. Da qualche parte lungo il fiume c'è perfino una statua di Hagen che getta il famigerato oro nelle acque del Reno. 

Non è una cattedrale, ma il Torhalle di Lorsch è comunque un'opera di grande importanza e può facilmente essere compreso in un giro che passi da Spira e Worms. Si tratta della porta dell'abbazia che qui sorgeva ed è uno dei primi esempi di architettura carolingia. La costruzione di nuovi edifici era visto dalla corte franca come un mezzo per ribadire l'importanza della dinastia e per manifestare la sua continuità con l'impero per antonomasia, quello romano. La Porta d'Arroux, in Borgogna, sembra essere il modello diretto del Torhalle, dimostrazione di come l'arco di trionfo romano sia l'idea centrale della costruzione, per il resto dai forti caratteri germanici.

Torhalle di Lorsh
Immagine presa da Wikipedia.de

La cattedrale di Friburgo detiene un fascino antico che manca ad altri grandi chiese tedesche, forse perché ogni giorno viene circondata dal mercato di fiori e prodotti agricoli, come se ancora fossimo nel Medioevo, ma è soprattutto l'impianto iconografico a rendere questa chiesa fra le più belle che ho visitato. Le guglie e i gargoyles che decorano l'esterno sono più visibili che in molte altre cattedrali gotiche, rendendo la caccia al miglior mostricillo (il mio grande diletto), particolarmente piacevole.
La torre campanaria, alta ben 116 metri, giganteggia sulla piazza, fungendo da ingresso. Per quanto mi riguarda la vera meraviglia di Friburgo è qui, ai piedi della torre, fra la vivace piazza e l'austero interno della chiesa. Godetevi le 418 figure policrome di pietra.
Le splendide vetrate sono in gran parte originali, conservatesi anche grazie al vescovo della città che le nascose durante la Seconda Guerra Mondiale. Finanziate tra il XIII e il XVI secolo dalle corporazioni artigianali della città, dall'università e dalla dinastia imperiale degli Asburgo, ognuno dei quali ha preteso il suo simbolo sulla vetrata donata.
Splendido anche il coro, per cui si paga un biglietto d'entrata e che fa orari più ridotti rispetto all'apertura della cattedrale. L'altare maggiore è opera di tale Hans Baldung Grien, ma ogni cappella custodisce un capolavoro, fra cui una pala d'altare di Hans Holbein il Giovane.

Il Cavaliere di Bamberga
Immagine presa da Wikipedia.de
Altra imperdibile cattedrale è il Duomo di Bamberga, che accoglie la tomba dell'imperatore Enrico II il Santo e di sua moglie Cunegonda, unici governanti canonizzati del Sacro Romano Impero. Lo splendido sarcofago che ospita le spoglie dei due sovrani fu scolpito da Riemenschneider Tilman, uno dei più grandi scultori tedeschi, autore di alcune magnifiche pale d'altare. Un'altra importante scultura custodita all'interno della chiesa è l'enigmatico Cavaliere di Bamberga, una vera e propria icona della germanità, erta a proprio simbolo un po' da tutti, dai nazisti ai produttori di birra locali.

San Lorenzo a Norimberga, splendidamente gotica, deriva in qualche modo dal Duomo di Bamberga e, come questa, custodisce notevoli opere d'arte, fra cui il Saluto angelico, scultura lignea di Veit Stoss, altro grande artista tedesco, e il Ciborio del Santissimo Sacramento, in pietra arenaria, i cui pinnacoli si ergono vertiginosamente fino alle volte della cattedrale, tanto da seguire la curva dell'arco ogivale. Visti i massicci bombardamenti che la città ha subito durante la Seconda Guerra Mondiale la chiesa fu gravemente danneggiata, ma i restauri sono stati massicci e scrupolosi. 

sabato 7 novembre 2015

Viaggio in Baviera: la Romantische Strasse

La Romantische Strasse è il percorso turistico più famoso della Germania, si snoda fra boschi, campi coltivati e prati per l'allevamento, arrivando in belle cittadine con case a graticcio e chiese gotiche. Pur non seguendo l'itinerario consigliato, mi sono imbattuta spesso nelle sue tappe. Ecco quelle imperdibili.

Schwangau è uno dei paesi più turistici della Germania, visto che da qui partono le visite per il fiabesco castello di Neuschwanstein. Ne avevamo già parlato sia per quanto riguarda le sue romantiche vedute, sia per la possibilità che il paese offre di fare passeggiate di varie difficoltà nei boschi amati da Ludwig II.

Chiesa dall'Abbazia dei Canonici Agostiniani di Rottenbuch.
Particolare del transetto. 
Rottenbuch non è un paesino attraente, ma la chiesa dell'Abbazia dei Canonici Agostiniani è un gioiello da non perdere. I lavori di rinnovo fatti da Joseph e Franz Xaver Schmuzer la rendono un capolavoro assoluto dell'arte rococò: stucchi bianchi e dorati incorniciano gli affreschi di Matthäus Günther e le pareti rosa della chiesa in un horror vacui ispirato. La sosta è consigliatissima, anche a chi non ama il rococò; potreste ricredervi. 

Nördlingen e Dinkelsbühl sono due bei paesi medievali, ideali per una bella passeggiata. Dinkelsbühl gode di un centro storico fra i più belli della Germania, mentre Nördlingen ha la particolarità di sorgere al centro di una valle creata da un enorme asteroide caduto sulla terra 15 milioni di anni fa. Geologicamente la valle quindi è molto particolare, ma ormai la forma del cratere non è più visibile nemmeno salendo sul campanile della chiesa di S. Giorgio, da cui comunque si gode di un bel panorama.

Rothenburg ob der Tauber è il tipico paese tedesco medievale, proprio quello fotografato su tutte le guide e le cartoline (esistono ancora!). In effetti è davvero molto bello e il massiccio turismo non disturba più di tanto, sarà che invece dei soliti negozi di souvernir Rothenburg si è specializzato in negozi di giocattoli (ne avevamo già parlato qua). Non mancano attrazioni più adulte, la chiesa di S. Giacomo custodisce alcuni capolavori dell'arte lignea, fra cui lo splendido Altare del Sacro Sangue di Tilman Riemenschneider.

Altro capolavoro dello stesso autore, l'Altare della Vergine Maria, vale da solo la sosta a Creglingen, dove però è quasi più segnalato il Museo dei Ditali. Evidentemente esistono appassionati.

Würzburg è l'ultima tappa ufficiale della Romantische Strasse e anche l'ultima tappa qui consigliata. Della bellezza della città ne avevamo già parlato qua

sabato 31 ottobre 2015

Dintorni della Baviera: le mete più scenografiche

Dopo il podio bavarese, ecco altre interessanti mete "da cartolina", questa volta nel Baden-Württemberg.

Schwabisch Hall si trova, come il nome orgogliosamente ricorda, nella regione storica della Svevia (Schwaben). Il pezzo forte della città è la maestosa piazza del mercato, così scenografica da servire spesso come sfondo per opere teatrali. La piazza si sviluppa in salita, circondata da case a graticcio e edifici barocchi, convergendo prospetticamente verso la lunghissima scalinata della chiesa di Sankt Michael.

Il teatro all'aperto di Schwabish Hall, dal sito www.stuttgart-tourist.de

D'altronde la vocazione teatrale della città, oltre che da una fedele copia del Globe londinese, è testimoniata dal teatro dei burattini e perfino da degli spettacolini di automi, posti qua e là nelle edicole della città; ce n'è anche uno nella casa del boia, a metà del Henkersbrücke.
Noi siamo capitati di domenica, quando tutti i negozi erano chiusi, ma la città era comunque molto viva, con orde di persone riversati nelle gelaterie e lungo la passeggiata dai ponti di legno sul fiume Kacher , da cui si gode una bella vista sul centro storico.

Rovine del castello di Staufen

Piccola e graziosa è Staufen, al confine con la Francia, dove la birra non è amata quanto il buon vino locale. La passeggiata in città è piacevole, anche perchè, come Friburgo, gli antichi canali di scolo all'aperto rinfrescano l'ambiente. Scenografico il castello diroccato in mezzo alle vigne, che domina la cittadina. Va bene, non varrà una deviazione, ma se si è nei dintorni è molto consigliata. 

Castello di Heidelberg, cortile interno

La splendida Heidelberg è la regina degli scorci da cartolina: il castello domina la città, adagiata lungo il fiume Neckar. Il castello non a caso mandava in brodo di giuggiole gli artisti romantici, primo fra tutti Goethe: imponenti bastioni distrutti da bombardamenti, raffinate facciate tardo-rinascimentali in arenaria rosa che si stagliano contro il cielo azzurro, armoniosi giardini terrazzati.
La funicolare, compresa nel prezzo del biglietto del castello, in pochi minuti porta in città, che gode di quella vivacità tipica delle città univesitarie di tutto il mondo (è sede della più antica università della Germania). Ma la funicolare porta anche più in alto del castello, lungo il Königstuhl, da cui si può ammirare il castello dall'alto.

Il castello di Heidelberg visto dalla città

martedì 8 settembre 2015

Viaggio in Baviera: l'Aida a Bayreuth

Aida al Fiestspielhaus di Bayreuth :)
E cosa l'ho portata a fare mia figlia Aida a Bayreuth se poi non posso fare questi titoloni sensazionali? :p

Scemenze a parte, la nostra permanenza a Bayreuth è stata davvero piacevole; abbiamo fatto una passeggiata nelle due strade principali, ci siamo fermati in un po' di negozi (fra cui il discount Norma, ma eviterò altre battute), ci siamo concessi birra e caffè ghiacciato in un paio di ombreggiati dehors e abbiamo mangiato al sacco nel Hofgarten, graziossissimo parco alle spalle della Wahnfried.
L'aspetto della città differisce molto da quello delle altre tappe della vacanza, infatti la volontà della margravia Guglielmina di rendere Bayreuth un centro culturale di prim'ordine ha reso la sua architettura un raffinato modello di città settecentesca: dimenticatevi le solite medievaleggianti case a graticcio e godetevi l'atmosfera signorile. Il lascito più importante della margravia è lo splendido Markgräfliches Opernhaus, nel centro cittadino, quintessenza del teatro rococò, patrimonio dell'UNESCO, una vera meraviglia dove è possibile assistere a concerti di musica barocca.

Però Bayreuth è soprattutto la città di Richard Wagner. Siamo capitati da quelle parti una settimana prima dell'inizio del Festival wagneriano, quando tutti i melomani del mondo sono in piena agitazione e credevo che la città fosse piena di cartelloni e striscioni, invece tutto taceva, anche di fronte al Fiestsplielhaus. Se penso che con Sanremo iniziano ad asfaltare le gonadi a l'Italia intera verso novembre... In compenso tutta la città è piena di discreti podi con una simpatica statuetta di Wagner nell'atto di dirigere l'orchestra, ognuno dedicato ad un artista che ha contribuito alla grandezza del Festival e della musica del Maestro.
Ricordo per esempio Siegfried Jerusalem proprio davanti alla Wahnfried, la casa-museo che non sono riuscita a visitare perché chiusa per restauri (che amarezza!).
All'incrocio principale di Bayreuth si trovano poi cartelli che segnalano la distanza da varie città in giro per il mondo. Ignoro le altre, ma penso che La Spezia si trovi lì perché il Nostro iniziò il preludio dell'Oro del Reno in una taverna spezzina e la connessione mi piace molto, moltissimo.
Degna fine del pellegrinaggio wagneriano è ovviamente al Fiestspielhaus, dove non è possibile entrare, ma nel parco che circonda il teatro ci sono pannelli dedicati ai primi gloriosi interpreti del Festival, compresi quelli voluti dalla simpatica Cosima che li preferiva meno bravi purchè non ebrei.

Enjoy Bayreuth! :)

sabato 29 agosto 2015

Viaggio in Baviera (e dintorni): trekking ciabattone

Trekking si, ma super-ciabattone: già noi non siamo la coppia più atletica del mondo, aggiungici la mancanza di allenamento e il dolce peso della pupa sulle spalle e si capisce perché le nostre passeggiate, in questa vacanza, siano state così soft.

L'Algäu è proprio un bel posto dove fare trekking coi bambini, pieno di tanti sentieri che si snodano fra dolci colline, ma anche tante piste ciclabili dove anche i più piccoli possono dare due pedalate. Volevamo fare una passeggiata nei dintorni della nostra casetta, a Missen-Wilhams, ma alla fine il cattivo tempo ci ha messo i bastoni fra le ruote e abbiamo dovuto rinunciare.

Non abbiamo neppure avuto modo di esplorare nei dintorni di Diepolz, ma evidentemente è pieno di sentieri adatti per i  bambini, perché gli unici esseri umani che si vedevano in giro erano famigliole con scarpe da trekking ai piedi. Mal che vada, come abbiamo fatto noi, ci si può fermare qui per comprare del formaggio buonissimo.

Il castello di Neuschwainstein visto dal Marienbrücke

Al castello di Neuschwainstein ci si arriva a piedi, dopo aver parcheggiato al paese di Schwangau, ai piedi del castello di Hohenschwangau. La strada più facile è quella larga che fanno anche le carrozze con cavalli, ma ci sono anche sentierini che passano per il bosco e che prima o poi fluiscono nella strada principale. Oltre il Marienbrücke (ponte di Maria), se riuscite a sopravvivere alla folla, partono i veri e propri sentieri che, in splendida pace e silenzio, portano a vari punti panoramici con vista sul castello dall'alto, ma che proseguono verso il monte Tegelberg. Noi siamo tornati indietro abbastanza presto, nonostante la voglia di immergerci nella bolgia infernale fosse poca, quindi non so dire come prosegue il percorso, ma ai primi punti panoramici ci si arriva piuttosto facilmente, anche se non sono quelli "ufficiali" ed è ben segnalato il pericolo di caduta (cosa che, ovviamente, non fa desistere il turista in infradito in cerca dello scorcio perfetto).

Una passeggiata che si può tranquillamente fare pure in passeggino e infradito nei dintorni del castello è quella attorno all'Alpsee. Quasi tutti i turisti rimangono all'inizio del sentiero a schiamazzare e dopo pochi metri, sulla costa sinistra, si può godere di una pacifica passeggiata fra il bosco e il lago. Noi siamo arrivati fino allo stabilimento balneare, che magari non sarà il massimo come balneazione, ma lo è sicuramente come tranquillità. Se ben ricordo ci si arriva in neanche 20 minuti, mentre per circoscrivere tutto il lago ci vuole un'oretta e probabilmente ne vale la pena, visto che non mancano scorci sulle montagne e sui castelli.

Sentieri sul crinale del Monte Hochgrat

Altra gita molto bella quella sul Monte Hochgrat, scelta per il bieco motivo del minor costo della funivia (in realtà un'ovovia un po' vecchiotta). Alcuni si fermano appena arrivati perché il rifugio è attaccato alla funivia e appena usciti c'è un piccolo parco giochi con alcuni tavoli da pic nic, comunque la maggior parte delle persone fa almeno la passeggiata fino alla cima: per la via più breve (circa mezz'ora) si sale per una scalinata molto ripida ricavata dalla roccia e per chi è "alto" come me (1.58) i bastoni sono ESSENZIALI, altrimenti l'unico modo per farcela è... gattonando! Fortemente consigliati anche per chi è più alto... mai visti solchi da bastoni così profondi, segno che tutti li usano con profitto!!
Comunque si può arrivare in cima anche attraverso una sentiero molto più dolce, che teoricamente serve da strada di ritorno e che non è molto più lungo. 

L'ultima gita in scarponi che abbiamo fatto è stata nella Foresta Nera, ma è stata un po' una delusione. Avevamo letto che alle cascate di Triberg ci si poteva arrivare per vari sentieri; in realtà non c'è poi molto da camminare e pure le cascate non sono particolarmente spettacolari, non ci sembra valgano il prezzo del biglietto (6 euro).

lunedì 24 agosto 2015

Vacanze in Baviera (e dintorni): in giro con i pupi

Andare in giro con i pupi in Germania è roba che noi umani non possiamo neanche immaginare. Niente buche sui marciapiedi, fasciatoio quasi sempre presente nei bagni sia delle donne che degli uomini , ristoranti sempre attrezzati con seggiolone e menu per bambini (dalle porzioni esagerate, ma dai prezzi stracciati).

Si deve però tenere in considerazione che in molti edifici storici è vietato entrare sia col passeggino che con lo zaino portabebè e similia, bisogna quindi rinunciare alla visita o metterci il doppio del tempo, dovendo entrare un genitore alla volta.
Alcune residenze storiche dove sono sicura NON si possa entrare sono

  • Neuschawnstein
  • Hohenschwangau
  • la Residenz di Würzburg

Uno delle decine di negozi di giocattoli
a  Rothenburg on der Tauber
Per i bimbi più grandi la Germania potrebbe essere il Paese della Cuccagna, visto che qui nascono molti giochi e svaghi che riempono le nostre case, dalla Playmobil (il parco dei divertimenti a tema è vicino a Norimberga) alla Ravensburger (il museo è ovviamente a Ravensburg). D'altronde fra le passioni nazionali io metterei i parchi a tema (uno su tutti quello della Lego) e gli onnipresenti negozi di Käthe Wohlfahrt. Il più grande fra questi si trova nell'adorabile cittadina di Rothenburg on der Tauber, dove credo ci siano più negozi di giocattoli che abitanti.
Molti edifici in Germania ispirano atmosfere fiabesche, dalle casette a graticcio ai castelli di Ludwig, ma se le cose vanno fatte per bene allora bisogna seguire la Strada tedesca delle fiabe, che ripercorre vita e luoghi di ispirazione dei fratelli Grimm, ma che strizza l'occhio anche ad altre celebri favole; il percorso ideale nel caso il vostro gatto portasse gli stivali! 

Unico neo della vostra vacanza con gli gnometti è che le famigliole tedesche sono molto più riservate di quelle italiane. Mia figlia di 15 mesi ha sempre zampettato felice verso i biondissimi bimbi che vedeva in giro e ha spesso trovato indifferenza, se non fastidio, sia da parte dei pargoli che dei genitori. Anche altri genitori italiani mi hanno confessato di aver avuto la stessa esperienza non molto piacevole. Ovviamente questi rifiuti non sono in grado di rovinare la vacanza e mi sembra pure giusto adeguarsi alla loro riservatezza, però è meglio essere preparati, anche per apprezzare le famiglie più socievoli. 

venerdì 29 maggio 2015

Villa Melzi col passeggino

Mi sto accorgendo che andare in giro col passeggino può costare fatica, molta fatica. Magari qualche consiglio per scampagnate con pupetti può essere utile, tanto più che anche chi ha disabilità motoria può prendere qualche spunto.



Villa Melzi, a Bellagio, è una dimora storica circondata da bellissimi giardini che si affacciano direttamente sul lago. Noi, contando tutte le fotografie in mezzo alle azalee e la merenda della marmocchia, ci siamo stati due ore buone.
Gli adulti pagano 6,5 euro e possono entrare anche i cani, purché al guinzaglio. Trovate tutte le informazioni sul sito ufficiale

Le regine del parco sono camelie in primis e poi le azalee, quindi scegliete il periodo della visita in base alla loro fioritura, verso aprile potreste trovare ancora le camelie in fiore e le azalee che iniziano a sbocciare; nessuna delle due sarà al massimo dello splendore, ma almeno ve le godete entrambe.



Praticamente non c'è nessun problema a portare il passeggino in giro per il parco, ma per passeggini più delicati sconsiglio il percorso sull'acciottolato perché può diventare faticoso e comunque non vi perderete di certo il clou della vegetazione rinunciando a questi sentieri che solitamente vanno verso i cespuglioni potati ad arte, belli, ma non abbastanza per fare una fatica bestia. 

Nell'ultima visita non abbiamo girato in paese, ma se ben ricordo si può fare un giro senza complicazioni di scalette forzate, sicuramente si può girare senza pericolo delle auto. Anche se tutti vanno verso il punto in cui i tre rami del lago si incrociano ricordatevi che non è nulla di trascendentale, mentre molto bella è la Basilica di S. Giacomo, splendido esempio di architettura romanica.
Ho visto che nei bagni del parchiggino all'inizio del paese c'è il simbolo del fasciatoio, ma non avendone avuto bisogno non so dirvi com'è.

La vista su Bellagio fra un tornante e l'altro

Per arrivare sono molto belle le strade che seguono il lago, ma quella che collega Bellagio a Lecco, sebbene decisamente suggestiva, in alcuni punti è così stretta e densa di curve cieche che mette in ansia pure me, che essendo una ligure che vive sul lago guido SOLO in strade strette e piene di curve! :) Se siete il tipico automobilista di pianura, magari col macchinone, tenetene conto. Comunque anche la strada che va verso Erba è da tenere in considerazione. il tratto da Bellagio al Ghisallo ha molti tornanti, ma larghi e con la possibilità di vedere chi arriva. Il panorama è molto bello, soprattutto consiglio la sosta a Civenna, in piazzale S. Rocco c'è un parchetto da cui si gode una vista bellissima sulle montagne e sul lago, davvero spettacolare in inverno, con le cime imbiancate.

giovedì 15 agosto 2013

Noi si va

Il terzo giorno noi si va verso Firenze... senza andare a Firenze ovviamente! All'ultimo decidiamo di passare per Fiesole, soprattutto perchè si ha bisogno di un caffè. Ovviamente già che ci siamo andiamo a vedere il panorama, che in effetti merita, anche perchè la cupola del Brunelleschi fa la sua porca figura da qualsiasi angolazione e distanza.
Il panorma su Firenze da Fiesole
La prima vera tappa però è Pratolino con Villa Demidoff. Abbiamo fatto tutta questa strada apposta per vedere il Colosso dell'Appenino del Giambologna, anche perchè non c'è nient'altro da vedere e indovinate? è tutto impacchettato per il restauro. Nuoooooooooooooo!!!! Perchè non c'era scritto da nessuna parte? perchè sono dovuta arrivare fin qui, davanti a lui, per saperlo? Ci rimango malissimo.

Sentiero a Vallombrosa
Non resta che andare a farci un pic-nic a  Vallombrosa, dove il clima è più fresco e di spazio per sdraiarci tranquilli e beati c'è a iosa. Questa località è legata al nome di Giovanni Gualberto, che nel 1036 raggiunse questo luogo e vi si stabilì in eremitaggio assieme ad altri monaci, decidendo di seguire la regola di S. Benedetto. Non a caso oggi san Giovanni Gualberto è patrono del Corpo Forestale, che vista le dimensioni e la bellezza di questa foresta, qui deve avere un gran da fare! :) 

Dopo esserci mangiati i nostri panini ci dedichiamo ad una passeggiata nel bosco, che sembra incantato, con un bel sentiero facile facile. In realtà ci sarebbe il circuito delle cappelle, ma lasciamo perdere anche perchè non capiamo bene quanto dura. 
In compenso ci arrampichiamo su per la Scala Santa, una scalinata bella ripida che porta al Paradisino, eremo che promette più di quanto mantiene. Finiamo il giro visitando la bella chiesetta dell'Abbazia e ovviamente il negozio dei monaci, che questi posti pieni di liquorini e cremine sono la nostra passione!

Castello dei Conti Guidi a Poppi
Giornata quasi giunta al termine, ultima tappa Poppi, in provincia di Arezzo.
Qui da vedere c'è un il Castello dei Conti Guidi, edificio medievale a cui a messo mano, fra gli altri, nientepopodimeno che Arnolfo di Cambio.
Non conoscevo la famiglia Guidi, ma l'ignoranza è tutta mia, perchè a quanto pare è stata molto importante.
La monumentalità dell'esterno di contrappone alla "domesticità" delle stanze interne, rendendo il tutto affascinante.
La stanza più interessante è senza dubbio la cappella, con dei bellissimi affreschi di Taddeo Gaddi. Incorniciate da lunette che seguono le volte a crociera, sono raffigurate storie dai Vangeli: una parete, purtroppo la più rovinata, è dedicata a San Giovanni Battista, raffigurando l'incontro con Gesù nel deserto e la danza di Salomè; di fronte le scene raffiguranti la resurrezione di Drusiana e l'assunzione al cielo di San Giovanni Evangelista; una terza parete raffigura le storie della Vergine, con la presentazione al tempio e la dormizione.

L'esercito di terracotta
all'interno del Castello di Poppi

Il Castello ospitava anche ben tre mostre di arte contemporanea, anche se in tutta onestà era interessante solo quella di Giuliano Ghelli, soprattutto per quanto riguarda lo scenografico "esercito di terracotta", 45 busti posti su una scala che porta al secondo piano, davvero molto suggestivo, anche se non ho capito bene il senso della cosa. Ma se funziona, se ti emoziona, sarà così importante dargli un senso?
 La mostra è visitabile fino al 15 settembre.

venerdì 9 agosto 2013

Toscana, il primo giorno

La nostra prima giornata di vacanza e... c'è la nebbia! Bisogna pensare ad un posto che può essere affascinante anche visto in mezzo a tutta questa foschia. L'abbazia di S. Antimo! In realtà quando arriviamo splende il sole, ancora meglio: entriamo, troppo presto perchè siano arrivati i turisti, e una luce mistica entra dalla bifora dell'abside, mentre un canonico incapucciato prega inginocchiato vicino all'altare. Lasciamo queste atmosfere da Nome della rosa per andare a Montalcino, graziosamente adagiata sulla collina. Un paesino dove forse non c'è molto da fare, ma dove troviamo il mercato in pieno fermento ed è bello sentire le chiacchere della gente del luogo invece che essere circondati dagli onnipresenti olandesi, bisogna ammetterlo! Ci facciamo una passeggiata in questo mercatino fino alla fortezza. A pianta pentagonale, da fuori è davvero imponente, mentre il cortile interno ha l'aspetto decisamente più domestico, forse anche per la presenza di un'enoteca... continuamo il giro per raggiungere la piazzetta principale, più un incrocio fra due strade che una vera e propria piazza, ma molto graziosa.

Pausa per il pranzo a S. Quirico d'Orcia e visita preliminare a Bagno Vignoli, di entrambi parlerò in altra sede.

La vista da Montepulciano
Il pomeriggio prevede una visita a Montepulciano, la più turistica fra le tappe della giornata. Il paese è pieno di gente che vuole comprare vino, chiaramente senza sapere bene quello che sta facendo. Noi guardiamo e passiamo e, grazie al quotidiano allenamento del fare 4 piani di scale (negli ultimi mesi, da quando si è fatto male, pure col cane in braccio) ci lasciamo alle spalle i grupponi nella salita che percorre tutto il paese e che arriva nella piazza principale, vuota di gente ma occupata dell'impalcatura di un palco che purtroppo toglie la vista d'insieme. 

Una straduzza di Montepulciano
L'ultima tappa della giornata è Chiusi. Il nome di questa località è legata al locumone Porsenna, figura fra lo storico e il leggendario, che fece vedere i sorci verdi a Roma durante il delicato periodo del passaggio alla Repubblica. A sua volta il nome del locumone è legato alla leggenda del suo mausoleo, che qui dovrebbe essere stato eretto, la cui descrizione tramandata da Livio la identifica come una sboronata colossale comprendente un fottio di oro, piramidi gigantesche, ma soprattutto un labirinto alla base del tutto. Ovviamente gli archeologi fremono per trovare almeno un indizio della reale esistenza di tutta 'sta roba e ovviamente quando sono stati trovati cunicoli stretti e intricati sotto la città di Chiusi si è subito pensato a questo famoso labirinto. E invece trattasi di un altrettanto interessante sistema di approvvigionamento idrico, risalente in epoca etrusca e usato fino nel Medioevo. Il labirinto si può visitare assieme alla guida, una signora credo svedese che spiega tutto per bene e che conduce fino alla grande cisterna che si trova proprio sotto l'attuale torre campanaria del duomo, su cui si può salire per vedere il panorama. Pagando un solo euro in più si può visitare anche il Museo della Cattedrale, che conserva dei bei reperti archeologici di epoca protocristiana, dei codici miniati medievali e soprattutto ricordo con emozione un Cristo crocifisso ligneo, se non sbaglio del XIV secolo, dalla linea moderna, lo sguardo penetrante e le gocce di sangue in rilievo che escono dal costato.

domenica 9 giugno 2013

La grotta dei sogni dimenticati

Continuo a imbattermi per puro caso in magnifiche immagini del sud della Francia... proprio in questo periodo in cui si inizia a pensare alle vacanze! Perchè di vacanze c'è bisogno, anche se da questo momento non lavora nessuno in famiglia...
Sono passata più volte in questa zona, ho visitato varie città, mi sono sparata interminabili code in auto lungo la costa e l'autostrada. Non sono mai stata particolarmente affascinata dalla regione; nemmeno la nobile Avignone, men che mai il lifting viollet-le-duchiano di Carcasonne mi hanno fatto battere veramente il cuore. Ho dei bei ricordi delle mie brevi permanenze, ma solo perchè un viaggio senza bei ricordi è come la focaccia al formaggio senza il formaggio.
Quello che mi era sfuggito era: vicino alle città e cittadine che ho visitato ci sono delle montagne. Montagne che, a parte il celebre profilo della Sainte-Victoire, mi sono completamente ignote. Eppure...
Se il parco naturale del Verdon si trova non troppo lontano da Cannes, andando verso nord-ovest, più a nord di Avignone, c'è qualcosa di ancora più straordinario: la valle che custodisce  alcune fra le più antiche pitture murali del mondo, quelle della grotta Chauvet.

La grotta corre per oltre 500 metri all'interno della montagna, e fu scavata nei secoli dal fiume Ardèche. Di grandissima bellezza, ha lunghe pareti traslucide di cristalli e cupole iridescenti. Viene resa famosa dalla scoperta, nel 1994, di numerose pitture parietali risalenti all'uomo di Cro-Magnon
da wikipedia


Grotta che è mostrata in tutta la sua bellezza da un documentario di Werner Herzog, il quale tanto ha fatto finchè non ha avuto il permesso dal governo francese di girare dentro la grotta (perchè se non fa qualcosa al limite dell'impossibile, non è felice lui). Risultato? Un bellissimo documentario, che fa godere non solo delle straordinarie pitture della grotta, ma anche del bellissimo paesaggio dei dintorni, con le pareti di roccia modellate dal fiume Ardechè.


Un documentario così bello ed emozionante che mi ha fatto venire voglia di saperne di più sulle popolazioni preistoriche, che mai, MAI, avevano attirato la mia attenzione prima di quella sera. Un altro piccolo miracolo di Herzog.

sabato 8 giugno 2013

Una montagna di rose e un cespuglio di peonie

Alcune foto che ho scattato nel Roseto di Villa Reale a Monza. Quando il soggetto è una meraviglia non importa molto quanto è scarso il fotografo...


venerdì 8 marzo 2013

Il silenzio, soprattutto il silenzio

Mistrà by Simo & Ste
Mistrà, in una vecchia foto su il mio album Flick
Leggere L'enigma di Piero della Ronchey fa quasi male in queste giornate uggiose; fra le pagine continua a fare capolino Mistrà e mi torna alla mente la piana di Sparta vista fra le arcate goticheggianti, il fresco delle prime ore del mattino, il buio di Haghia Sophia, i gatti delle monache, il silenzio prima che arrivassero i turisti.

Quand'anche mi venissero a mancare l'amore e la bontà, l'universo non sarà mai per me solitudine, perchè conservo nella memoria quelle immagini luminescenti.  
Maurice Barrès, Le voyage de Sparte